Divina liturgia 2012

16 gennaio 2012

Un evento straordinario nella Comunità Pastorale Regina degli Apostoli: 
per la prima volta la Divina Liturgia in Rito Bizantino-Slavo

Per divina liturgia si intende la celebrazione della Santa Messa nella forma con cui viene celebrata dalla Chiesa di Rito orientale.

Tutti gli anni dal 18 al 25 di gennaio le Chiese cristiane sono richiamate a preghiere e gesti che coinvolgano i fedeli al dono dell'unità.
La nostra Comunità Pastorale ha aderito a ciò, prendendo spunto da suggerimenti emersi durante le catechesi dell'Avvento dell'anno scorso. La Commissione Cultura si è fatta carico di questa iniziativa che è divenuta anche un momento di condivisione con le persone immigrate dai paesi dove si celebra con questo rito. Per loro si trattava di riscoprire la bellezza della loro liturgia e per noi, invece, di riscoprire che l'esperienza cristiana ha un fondamentale punto di consistenza nella bellezza che la liturgia manifesta. 

Pertanto lunedì 16 gennaio, nella chiesa di S. Maria Nascente di Bernareggio, si è celebrata la Divina Liturgia in rito Bizantino-Slavo presieduta da Padre Rostilav Koupaev con la partecipazione del coro di Russia Cristiana e con tutti i nostri sacerdoti.
Santa Maria Nascente era gremita, la nostra comunità ha risposto un modo entusiastico a questa iniziativa che si è concretizzata nell'ecumenica comunione con i nostri fratelli cattolici di rito orientale.
Ma lasciamo spazio alla cronaca per comprendere la solennità, la gestualità, la suggestione di questo rito per un cattolico occidentale.
Sin dall'inizio colpisce l'alto copricapo nero del Sacerdote: la Mitria che è tipico dell'ordine episcopale ed è usato anche da ecclesiastici insigniti da particolari onorificenze. Il Sacerdote indossa vesti riccamente decorate con broccati d'oro, dai nomi per noi inconsueti e dalla pronuncia antica che ci ricorda un rito che affonda le radici nel IV secolo.
I nomi sono lo Sticario, ovvero il camice di seta, l'Epitrachilio, che è la stola sacerdotale, mentre il Felonio corrisponde alla pianeta. Il grande velo nero che scende dalla Mitria dietro la schiena del Sacerdote ne marca ancor più l'incedere solenne che viene accompagnato dalla gestualità del Diacono, a sua volta vestito con lo Sticario Diaconale e l'Orario, una lunga striscia ornata di croci.
Il Diacono esprime una gestualità ieratica sia nel portamento che nel mostrare il Vangelo, ma anche nell'uso cadenzato del turibolo. Il silenzio accompagna questi gesti e acuisce il tintinnio dei campanelli legati alle catenine dell'incensiere che richiamano antichi sistri egizi e romani
Noi tutti veniamo richiamati numerose volte dal movimento impresso al turibolo dal Diacono e ci inchiniamo ripetendo il segno della croce, con ciò si sottolinea riverenza, penitenza e l'adesione del fedele alle invocazioni proposte dal testo liturgico.
La profondità del coro in lingua slava crea da subito dei distinguo nella nostra mente. L'ambiente certo ci è familiare, ma la liturgia affonda in altre radici storiche e ti coinvolgi nella duplice attenzione, sia di partecipazione - con la lettura dei testi in slavo e italiano sul libretto fornito a tutti i fedeli - sia nella ricerca di empatia sensoriale, per percepire tutto ciò che anima questo rito.
Il contributo dell'ambiente ha il suo fascino, in effetti tra tutte le chiese della comunità, quella di Bernareggio dona la percezione di trovarsi in un tempio, ispirando l'ecumenismo di questa straordinaria funzione.
La lettura del Vangelo sposta nuovamente i nostri assi cartesiani, infatti il sacerdote scende nel transetto appena prima delle Iconostasi, per l'occasione rappresentate da due icone posta sopra i leggii e volgendosi verso il Santuario (presbiterio), intona il Vangelo che simboleggia Gesù Maestro, cantandolo.
Infine la distribuzione della comunione nella forma del rito Bizantino-Slavo rappresenta un momento che non si può scordare, infatti il sacerdote versa, per mezzo di un cucchiaino, un pezzo di pane imbevuto di vino nella bocca del fedele, il quale si dispone a riceverlo reclinando all'indietro il capo.
L'incensazione accompagna tutti i momenti della Liturgia, nell'ora e mezza di cerimonia si è come rapiti da questi gesti del diacono che coinvolgono continuamente il coro, i chierici e tutti i fedeli, i quali si inchinano e ripetono il segno della croce pervasi dal profumo dell'incenso.

Ascoltiamo ora una breve cronaca di cronisti del X secolo che descrivevano così la partecipazione alla cerimonia liturgica: " giacchè - riferiscono i delegati – non sapevamo se fossimo in cielo o in terra. Poiché sulla terra non esiste splendore o una tale bellezza e noi siamo del tutto inadeguati a di descriverli. Sappiamo solo che il Signore si ferma lì tra gli uomini e il loro servizio è più luminoso delle cerimonie delle altre nazioni, per questo non possiamo dimenticarne la bellezza."
Bellezza... ecco la comune empatia che riceviamo da questa cronaca di oltre mille anni fa e che noi fedeli del XXI secolo abbiamo sperimentato per la prima volta in Santa Maria Nascente.
Ma la suggestione maggiore la si trae dai Sacerdoti della nostra comunità, biancovestiti, ordinati sul lato sinistro dell'altare, essi ricevono più volte il gesto dal diacono e ricambiano con umile solennità. Questo gesto dei Ministri di Dio ci rende ancora più consapevoli dell'importante atto che si è svolto in una delle nostre chiese.

Per l'occasione è stato distribuito un volantino curato dalla Commissione Cultura che riassume bene l'importanza del gesto e circostanzia brevi ma incisivi episodi che aiutano meglio a comprendere tutto ciò, anche da un punto di vista storico. E' possibile reperire il volantino in fondo alla chiesa ancora per qualche giorno o cliccando qui.