Pensieri in libertà 2

3 dicembre 2011
Strada facendo vedrai, che non sei più da solo...

E' sabato sera e poco fa ho cantato a squarciagola.
E' stato uno spettacolo bellissimo: su RAI3 a "Che tempo che fa" c'era ospite Claudio Baglioni. Ho cantato anch'io... non ho mai amato tantissimo Baglioni, ma quando è partita "Strada facendo"... beh, sono partito anch'io! Luogo del concerto: la mia cucina, davanti al televisore. Pubblico: mio papà e mia mamma, coinvolti e attoniti. Non ce l'ho fatta a non cantarla. Nel 1981, quando entravo in seminario, usciva questa canzone... e per me sentirla allora significava sognare, sognare il mio futuro; volevo fare il prete e avevo davanti undici anni di studio... se poi fosse stata davvero quella la mia strada.
E allora, con i miei compagni di seminario, cantare "Strada facendo, vedrai...", significava affidarsi ad un sogno. E stasera scopro che il sogno e la strada continuano e che allora non eravamo degli adolescenti invasati ma semplicemente dei ragazzi che avevano voglia di sognare. E ce l'hanno ancora.
"Strada facendo, vedrai..." mi fa pensare alla strada fatta in queste quattro settimane nelle quali abbiamo ripreso l'avventura di visitare le famiglie per il Natale.
Ho usato il plurale non con senso maiestatico, ma perché la visita natalizia non è più affare solo del parroco e neanche soltanto dei suo collaboratori preti: è affare della comunità cristiana che, secondo il Concilio, è fatta dal clero, dai religiosi/e e dai laici.
E siamo partiti.
Sarà interessante rileggere, alla fine del percorso, le emozioni vissute dai laici che per la prima volta hanno condiviso questo servizio alla comunità.

Stasera mi permetto di rileggere qualcosa della mia esperienza di quest'anno nella visita alle famiglie.
Parto da lontano, da ciò che mi ha pure divertito.
Sì, perchè girare per le case è innanzitutto un'esperienza divertente.
Ma ti capita di tutto!
In primo luogo, lo confesso (soprattutto le prime sere, con le villette isolate, al buio), i cani!
Ora, io capisco che uno tenga un cane per amore dell'animale e questa è una cosa nobile. Così rispetto chi ha cura di questi amici a quattro zampe e li tratta con il dovuto rispetto.
Però, scusate, voglio spezzare una lancia in favore di quelli che vanno a suonare il campanello di chi ha un cane, soprattutto se il cane assomiglia ad un leone sia per dimensioni che per ferocia. E' davvero un'esperienza che ti fa trattenere il fiato.
La frase ricorrente è: "No, entri, non fa niente". "Già, a te che lo conosci, ma ti rendi conto che l'animale, povero, si vede davanti uno con una veste nera che svolazza e diventa come il toro nella corrida?"
Quindi, dico a chi ha un cane, specie di dimensioni notevoli: "Bravi, tenetelo da conto però, se arriva un postino, un messo del comune, uno che porta il pane e magari un prete... non si può legarlo un attimo?"
Voi ridete ma ora sapete perchè ho aumentato i capelli bianchi in questi anni!

Poi ci sono situazioni divertenti per le più svariate situazioni.
Una sera, accompagnato da Beatrice ed Erika, siamo entrati in casa di una signora originaria della Campania. Lei parlava napoletano e la badante moldava non spiccicava una parola in italiano. Davanti alla nostra domanda. "Ma come fate ad intendervi?" La risposta consistette in un grosso abbraccio e una fila di baci alla badante: "E' na' brava guagliona!" E giù baci a manetta alla moldava, tutta contenta di farsi coccolare e noi contenti di vedere come il linguaggio degli affetti veri superi le barriere tra il golfo di Napoli e l'ex Unione Sovietica.
E così è stata interessante l'espressione della signora che voleva farmi vedere che aveva imparato la lezione degli anni scorsi, quando invitavamo a benedire i figli con l'acqua santa il giorno di Natale. Lei se ne esce convinta, dopo la mia benedizione: "Don Luca, non si preoccupi il giorno di Natale benediremo i nostri figli, come ci ha insegnato lei, con l'acqua ossigenata!"
Non mi è importato di fargli notare la differenza tra acqua "santa" e "ossigenata"... non importa, ho solo timore di vedere in chiesa, a S. Stefano, un ragazzino moro con una striscia bionda, evidente passaggio di acqua che santa non è. Ma va bene così... quando c'è la fede va bene tutto.
E potrei andare avanti: quelli che ti aprono la porta e vedono uno con la veste nera fino ai piedi, ti misurano la stoffa con lo sguardo, ti squadrano e ti chiedono: "Ma lei è un prete?" E ti viene voglia di rispondere: "No, metto la gonna per sentirmi solidale con le minoranze discriminate, vuole fare una firma contro il razzismo culturale di ogni specie?"
Ma anche dietro queste domande, scopri una curiosità che arriva poi al dialogo, all'interesse e qualche volta alla fede.
E allora arriva il bello...

E' bello sentirsi accolti con grande affetto. A volte trovo gente che mi abbraccia e mi bacia. Altri che subito si giustificano nella loro esultanza di vederti: "Guardi io avrei accolto anche i laici, però è qui lei..."
Altri (e lo dico con meraviglia, non pochi!), fieri di aver letto "IL SOFFIO", mi aprono la porta ed esclamano: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"
Poi ho notato molti rifiuti, in una terra che si autodefinisce "Brianza cattolica".
Forse dobbiamo ribattezzarla in altro modo?
Più del previsto, oltre quelli di altre religioni (che calore d'accoglienza i musulmani!), ci sono alcuni che dicono: "No, guardi, non m'interessa, non siamo credenti".
Ma non lo dico con rammarico, è una risposta onesta di chi non vuole prenderti in giro. Tanti altri ti dicono: "Entri, prego faccia pure". Come se tu fossi in giro e preso da un impellente bisogno cercassi un bagno!
Sì, preferisco chi mi dice con onestà che non crede.
E quando tu gli offri comunque la mano e gli fai gli auguri, scopri il sorriso di chi non si sente giudicato perchè non la pensa come te.
E tu vai a casa e preghi per quella famiglia che non ha voluto pregare con te, perchè il Signore li accompagni, Lui solo che conosce cosa hanno nel cuore gli uomini.
E poi una sera meravigliosa: suono, mi apre una giovane donna straniera con un bimbo. Parla molto bene l'italiano e mi dice. "Guardi, noi non siamo sposati e conviviamo, con un figlio. Non so se lei ci darà la benedizione. Non siamo a posto davanti a Dio e alla Chiesa. Lei non ce lo battezza il figlio, vero?"
La guardo e balbetto: "Anch'io non sono a posto per Dio e per la Chiesa. Sono un povero uomo che dovrebbe essere un prete migliore di quello che è. Mi sforzo di essere migliore ma non ce la faccio. Gesù Cristo ha pietà di me, come di te. Però se noi due stiamo insieme, due non a posto fanno uno a posto, no? Allora, io adesso ti benedico, poi venite a trovarmi, battezziamo il bimbo e parleremo del vostro matrimonio, che si farà".
Sorrisi e umanità.
Quella sera sono andato a casa con una serenità nuova nel cuore.
Camminavo e non mi venivano le parole giuste per definire quell'incontro. Stasera mi vengono:

   "Strada facendo vedrai, che non sei più da solo,
          strada facendo vedrai un gancio in mezzo al cielo
               e sentirai la strada far battere il tuo cuore,
                    vedrai più amore vedrai!"

Ciao, don Luca

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