Pensieri in libertà 13


03 novembre 2015
La solitudine

Mi capita di scrivere per "Promozione umana" degli articoli che don Chino e don Mario, con la loro redazione, mi chiedono per la rivista della loro comunità di recupero. Il prossimo numero di questa rivista affronterà il tema della solitudine. Ho deciso di scrivere queste righe e mi sembrava bello offrirvele come "pensieri in libertà" perché quelli sono inoltre:
- Sono stato solo la settimana scorsa per parecchio tempo (oltre le cure amorevoli dei miei).
- Siamo nel tempo che ricorda liturgicamente il tema della morte e quindi la grande domanda su Dio.
- Non esco a visitare le famiglie e quindi ho tempo per scrivere e magari per offrire qualcosa su cui riflettere.
- La solitudine è così brutta? Dipende!
Ciao, don Luca

Tema suggerito dalla redazione:
La solitudine: tra le cause, anche il venir meno della trascendenza (l'assenza di Dio) (don Luca).

La solitudine, si dice, che sia un male. Ma non è sempre vero.
Infatti se penso alle scelte più importanti della mia vita, alle decisioni anche quotidiane, che però implicano una riflessione, behle ho sempre prese in solitudine. Certo, ascolti i consigli (se non hai deliri di onnipotenza), t’informi meglio scegliendo i canali giusti (per non prendere cantonate) ma alla fine senti il bisogno di rientrare in te stesso e prendere la decisione giusta nel segreto del tuo cuore.
Per fare questo c’è bisogno di solitudine. Faccio fatica a prendere una decisione se sono in mezzo a migliaia di voci, ho bisogno del silenzio e di ascoltare ciò che ho dentro. Mi piace quella frase di S. Agostino incontrata negli anni del liceo: "Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas" («Non andare fuori, rientra in te stesso: è nel profondo dell'uomo che risiede la verità»).

Se è così perché dichiarare guerra alla solitudine? Essa può essere maestra utile e necessaria poiché è solo sprofondandomi in essa che trovo la capacità di rientrare in me stesso. Ma per molti stare soli con la propria interiorità è una difficoltà enorme; anzi, per tanti è fonte di ansia e di panico. In questo senso, quando non siamo nella pace, la solitudine diventa una situazione da esorcizzare. Molti lo fanno ascoltando musica "a palla", altri lasciano accesa la televisione anche se non la guardano, molti si circondano di gente continuamente anche se poi non esiste con nessuno una relazione profonda. E così via; per paura di sentirci soli, spesso, c’inventiamo dei surrogati che ci danno l’illusione che la solitudine sia sconfitta.
Eppure è proprio in questo momento che occorre fermarsi e cambiare. Forse occorre farsi una domanda: "Cosa posso dare agli altri se ho paura di me stesso?".
Le nostre relazioni sono spesso blindate da uno schermo che ci proietta anche sorridenti, in forma fisica magari splendente, ostentatori di sicurezza ma in realtà tremendamente feriti nell’intimo perché incapaci di stare con l’unica persona capace di metterci in crisi: noi stessi.


Penso che l’accompagnamento psicologico, per diverse situazioni, sia una buona soluzione. Infatti occorre affrontare, con la ragione innanzitutto, quei fantasmi del passato che ci visitano spesso riportandoci a situazioni ed emozioni che ci annientano. Un buon cammino psicologico, psicoterapeutico o di analisi può aiutarci a sbloccarci da determinate paure.
Ma forse c’è anche dell’altro. Parecchi psicanalisti concordano nel fatto che l’origine di tutte le paure che abbiamo, dalla paura del buio da piccoli fino a paure motivate da altre situazioni, siano generate da un’unica grande paura atavica: la paura della morte. Già, come se l’origine di tutte le paure consistesse nell’impotenza di affrontare un’unica grande domanda: "Dove va la mia vita e che cosa c’è dopo?"

Penso che la grande scommessa del cristianesimo sia proprio questa sfida: dopo la morte non c’è qualcosa ma Qualcuno. Costui mi ama e lo fa già qui ed ora; ha dato la vita per me, per strapparmi di dosso la paura di rimanere solo davanti alla percezione del tempo che passa. Gesù Cristo mi dice che ogni goccia d’amore, versata ogni giorno, ha un senso perché non finisce in un attimo ma scavalca l’orizzonte dell’eternità. E che bello vivere con la consapevolezza che tutto ciò che faccio oggi è per sempre, agli occhi di Dio!
Non so se vale per tutti ma certamente la fretta di sbarazzarci di Dio ci ha portato tutti ad essere assetati e affamati di attimi, di rincorrerli in maniera morbosa, di consumare emozioni una dopo l’altra senza uno sguardo che arrivi lontano.
Che bello incontrare qualcuno (e mi capita spesso) dei nostri vecchi o dei nostri malati, magari al termine dell’esistenza, che mi dice: "Io so dove vado, sono sereno!"
Se la nostra solitudine si nutre di queste certezze forse sarà più serena anche la nostra vita, qualunque cosa il nostro cuore ci rimproveri.
Dice la prima lettera di Giovanni, l’Apostolo: "Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa" (1 Gv. 3,19-20) .
Se Dio è più grande di qualsiasi cosa il nostro cuore possa rimproverarci, perché non invitarlo ad abitare la nostra solitudine? Essa ci diventerà amica.

don Luca Raimondi

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