Pensieri in libertà 4

                                                                                 Giovedì Santo 2012

Cara amica e amico,
ci siamo! I giorni sacri del Triduo di Pasqua sono arrivati!
Sono le 15 del Giovedì Santo e siamo appena ritornati dal Duomo di Milano per la concelebrazione della Messa Crismale con il nostro Arcivescovo Angelo Scola.
In realtà (a dirla tutta) sono le 15 perchè, con i preti della mia comunità pastorale, siamo andati a festeggiare con un pranzo d'eccezione.
Ci siamo fatti gli auguri di Pasqua e noi preti amiamo farceli il Giovedì Santo perchè è il giorno nel quale Cristo ha inventato i preti, inventando l'Eucaristia.
Nel Vangelo di Giovanni, raccontando l'ultima sera di Gesù, non si parla dell'Eucaristia come negli altri vangeli.
O meglio c'è un modo diverso di raccontarla. Negli altri vangeli si parla di Gesù che prende il pane e il vino e dice: "Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue".
Queste parole, che ripetiamo da duemila anni nella messa, sono il fulcro di un annuncio. Vuoi sapere chi è il Dio dei cristiani?
Ascolta queste parole: Egli è il Dio che dona tutto se stesso per amore dell'uomo.
Giovanni dice la stessa cosa ma con una sfumatura ed una scena diversa.
Nel quarto vangelo al capitolo 13 Gesù si alza da tavola, depone le vesti, si cinge i fianchi con un grembiule, s'inginocchia davanti ai discepoli, versa l'acqua nel catino e lava i piedi ai suoi.
Prima che un gesto di grande umiltà e di disponibilità al servizio, la lavanda dei piedi, è un grande annuncio.
Vuoi sapere, in sintesi, chi è il Dio dei cristiani?
Guardalo lì, in ginocchio. Guardalo e capisci tutto. E se vuoi essere cristiano, guardalo e imitalo.
C'è in quel gesto della lavanda tutta la bellezza del cristianesimo.
Dio si mette in ginocchio. È la posizione del servo che vuole cambiare il cuore degli uomini non con le parole, i precetti, i castighi; no, Lui vuole amore e offre amore.
Dio si mette in ginocchio davanti ad ogni discepolo. Si china sui piedi forti di Pietro, come su quelli belli e giovani di Giovanni e anche sui piedi che correranno a tradirlo da lì a poco, sui piedi di Giuda.
Già, Gesù non guarda in faccia. Non fa distinzioni, per lui i piedi sono piedi e non gli interessa di chi sono. Non guarda la faccia di chi ha quei piedi, non gli importa se lo meriti o no, se sia all'altezza o no, se sia adeguato o no.
Lui lava i piedi. Vuole bene e basta,
E lo fa anche con me e con te.
E allora, Signore, ti chiedo solo una cosa in questa Pasqua: non farmi dimenticare mai questo gesto.
Quando sono tentato di dubitare che la tua logica sia ancora vincente per questo mondo che sembra andare da un'altra parte rispetto a Te, riporta la mia memoria a questo tuo inginocchiarti davanti ai miei piedi.
Quando mi lascio sconfortare dalle delusioni dei miei fratelli e sorelle che si lasciano trasportare da litigi inutili e da incomprensioni sterili, rimettimi seduto con il tuo sguardo sui miei piedi.
Quando prende la tentazione di pensare che è tutto inutile quello che faccio perchè tanto i problemi e le sofferenze degli altri non riuscirò mai a risolverli e a consolare come dovrei, mettimi una mano davanti agli occhi e costringimi al silenzio di chi sente l'acqua scorrere sui piedi e fa memoria dell'amore con il quale è amato da sempre e per sempre.
Quando la fretta, il mio peccato, le mie debolezze, sembrano più grandi di ciò a cui mi hai chiamato, dammi la percezione che l'acqua del tuo catino è più fresca di ogni calura che rallenta il mio seguirti, che quest'acqua lava via tutto perchè Tu vuoi che sia così.
Quando mi viene da pensare che più che don Luca mi sento Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento che sono e saranno sempre più grandi di lui, fammi sentire le tue mani che accarezzano i miei piedi e che, senza alzare lo sguardo, mi dici:
"Ma lo sai che sono vent'anni che cerco di farti capire che non c'è mestiere più grande al mondo del servizio al quale ti ho chiamato?
Lo sai che sono qui sui tuoi piedi, io che ho creato il cielo e la terra?
Ma non senti quest'acqua che da vent'anni ti passa sopra i piedi e ti fa raccogliere tanto di quell'amore dai tuoi fratelli che vale più di tutto l'oro del mondo?
Ma sei testardo a non capire che non m'interessa la povertà del tuo sguardo, della tua intelligenza, della tua debolezza!
A me interessa che tu senta quest'acqua, queste mani, questo asciugatoio sopra i tuoi piedi. M'interessa che tu ti ricordi che non c'è amore più grande di questo, perchè solo chi ama così, dando la vita come un servo per i fratelli, vince il dolore, la fatica. il peccato, la morte.
M'interessano i tuoi piedi, Luca. Come m'interessano i piedi di ogni uomo e donna.
M'interessa amarti. Così, incominciando dal basso. E tu, piantala di far storie, alzati da qui e vai ad incontrare altri piedi da lavare, da servire, da amare".

Ho capito Signore. E te lo ripeto ancora, come vent'anni fa.
Prendo un catino e ti do una mano!

                                                    Buona Pasqua a te amica/o! 
                                                                               don Luca 


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