2 gennaio 2013 - Testimonianza don Davide 1/3

Pubblicata il 13 gennaio 2013
Per coloro che l’avessero persa o per chi volesse riviverla, iniziamo la pubblicazione della testimonianza che don Davide d’Alessio ha tenuto Mercoledì 2 gennaio presso la chiesa di Bernareggio sul suo primo anno di missione in Brasile. Il racconto procederà a puntate, appena completeremo la trascrizione delle varie parti della registrazione. Accompagneremo il testo con le foto e la presentazione con don Davide ha preparato per l’occasione. Vuole essere un regalo che iniziamo a presentargli prima che parta nuovamente per il Brasile. Buona lettura. 

ANTEFATTO:
Al termine della S. Messa del mercoledì sera, sono serviti alcuni minuti per allestire il proiettore ed il telo sull’altare e per permettere alle numerose persone presenti di prendere posto spostando, per esempio, alcune sedie nei corridoi tra le panche visto che non erano previsti movimenti, contrariamente ad una normale celebrazione. Il fervente lavoro e il prevedibile trambusto sono stati accompagnati dalle parole di don Luca

DON LUCA:
Io scusate, a questo punto, anticiperei il discorso che avrei fatto alla fine, voi finite pure con calma e fatelo bene!
Stasera siete qui in tanti e, se siete intervenuti, è perché siete sensibili a quanto sto per dirvi, oltre che amici, e vi chiederei di diffondere questo messaggio: qualcuno, e sto parlando molto concretamente di soldi (alla brianzola), ha fatto presente che dalle foto che don Davide ci ha mandato in questi mesi, si vede gente in giro a torso nudo, bambini in mutande, persone povere, presenza di criminalità ma allora perché don Davide vuol raccogliere dei soldi per portare dei giovani a fare un’esperienza di un viaggio col Papa a Rio de Janeiro?
Primo: non è un viaggio, ma è la Giornata Mondiale della Gioventù con il Papa e i giovani di tutto il mondo. Chi, come me, ha vissuto con amore queste cose, le ricorda come momenti di fede meravigliosa, e non soltanto di divertimento.
Secondo: quando vivi nella criminalità e nella povertà, la povertà più grande non è quella materiale, ma è culturale. Se ti faccio sempre vedere un mondo dove c’è il prete occidentale che ti dà dei soldi e delle cose e allora riesci a vivere bene, le cose non cambieranno mai. Se invece il prete occidentale ti fa vivere un’esperienza con il Papa, con la Chiesa e con altri giovani di tutto il mondo, che tu devi imparare a vivere in un modo diverso, secondo il Vangelo di Gesù e secondo la cultura cristiana (e per questo umana), allora torni a casa che, magari non hai i soldi in tasca, ma sei più ricco dentro. Sei meno ignorante e per questo meno povero! Questa è per me l’idea geniale e importantissima che voi dovrete spiegare a chi vi chiederà questa cosa.
Anche l’esempio del Vangelo è significativo: quando Maria, la sorella di Lazzaro, versa del nardo profumato sui piedi di Gesù, qualcuno dice: "Perché tutto questo spreco? Questi soldi si potevano dare ai poveri". A parte che chi dice così, spesso non tira mai fuori un "ghello" per i poveri (la mia esperienza dice che chi dà per i poveri, son gli stessi che offrono anche i soldi per restaurare gli affreschi o per sistemare gli oratori), chi ha il gusto della bellezza, della cultura, della poesia e dell’arte sono gli stessi che aiutano di più i poveri: le due cose devono andare insieme. Noi, nell’anno della crisi, stiamo restaurando gli affreschi della chiesa che è il gioiello della nostra Comunità pastorale: quella di Sant’Ambrogio a Sulbiate, dell’anno mille che, finita nell’anno della fede, vi inviteremo a visitare. L’anima e il corpo non devono essere scissi: se sei ricco nell’anima, poi nutri anche il corpo e impari a farlo tu, non aspettando che qualcuno arrivi a darti. Non ti do il pesce, ma per insegnarti a pescare faccio più fatica, ci vuole più tempo e cultura, più progetti come questo.
Taglio la testa al toro e concludo, così iniziamo con un applauso di festa: questa sera ringrazio tutti quelli che hanno fatto il mercatino la settimana prima della Giornata Missionaria Mondiale per don Davide nelle quattro parrocchie, ringrazio chi ha fatto il mercatino nei vari oratori, ringrazio chi ha fatto il mercatino di Natale qui a Bernareggio e tante altre cose. Ringrazio tutti i privati che hanno voluto e vorranno rendersi presenti a don Davide.
Stasera, nel segno della massima trasparenza, don Davide mi ha comunicato che dai privati ha già ricevuto quasi 9000€ (e il suo obiettivo per il progetto era di 5000€). Dai mercatini citati, dall’associazione don Mario Ciceri e da altri gruppi che hanno voluto fare qualcosa, sono arrivati altri 8500€. Quindi vedete che si potranno anche realizzare dei progetti di aiuto per i poveri in loco, ma l’idea geniale è la prima: quella di dare cultura e ricchezza interiore. È la vera rivoluzione che va fatta lì: una rivoluzione semplicemente cristiana.
Grazie a tutti voi e grazie a don Davide!

ANTEFATTO 2: 
Preparato il tutto e iniziata la presentazione con le foto, il proiettore dava un colorito molto rosato alle immagini rendendole talvolta incomprensibili. Il fatto ha lasciato alquanto interdetto il preciso don Davide che più volte si è scusato dell’accaduto. Comunque non temete, vi eviteremo questi passaggi e accompagneremo il testo con le giuste foto che don Davide ci ha fatto avere.

DON DAVIDE:
Buonasera, innanzitutto e, continuando le parole di don Luca, esprimo fin da subito un ringraziamento sia per il contributo generoso che mi è stato dato, sia per l’accoglienza calorosa di questa sera e fin da quando sono tornato in mezzo a voi. Tutte le volte che in Brasile io pensavo alla Comunità Pastorale, questa che è stata l’ultima dove io ho prestato il mio servizio, ho sempre sentito risorgere in me l’affetto che ha caratterizzato la nostra esperienza. Per cui il mio ringraziamento è soprattutto per l’affetto, per la preghiera e l’amicizia che ho percepito.
Ho pensato molto a proposito di quello che avrei potuto dirvi questa sera e ho fatto alcune scelte; mi sono passate per la mente tante idee e vorrei cominciare con un’introduzione per dirvi dove mi trovo e cosa faccio, poi vorrei soffermarmi su tre aspetti che mi sembrano quelli che mi hanno toccato di più:
Il primo è la religione, la chiesa;
Il secondo è la vita e dove abito al Km 7;
Infine una riflessione sull’idea di missione che sta nascendo in me durante quest’anno.
Poi vorrei lasciare del tempo per qualsiasi domanda: ho già fatto un incontro simile in un’altra parrocchia e devo dire che le domande molto spesso hanno avuto la capacità di puntualizzare alcuni aspetti che a me non sono venuti in mente e che comunque sono molto interessanti.

Come introduzione una semplice parola su dove mi trovo perché, lo dico adesso e poi lo ripeterò, il Brasile è grande quasi come l’Europa per cui la mia testimonianza è come quella di uno straniero che passasse un anno a Bernareggio e, tornando a casa, avesse la pretesa di raccontare come è tutta l’Europa. Così io non ho la pretesa di dire cosa succede o come è tutto il Brasile se qualche volta dirò "il Brasile" o "i brasiliani", farò riferimento soltanto a quei pochi luoghi che ho visto e che possono essere una risonanza di quello che accade in altre aree, ma certamente il mio punto di osservazione è molto limitato.

Dall’Italia al Brasile sono quasi 18 ore di volo il Parà è uno degli stati a nord del Brasile. La sua capitale è Belem che quasi dà sull’oceano, ma in realtà è sull’estuario del Rio della Amazzoni e penso abbia 1,5 milioni di abitanti. Da Belem a Castanhal ci sono circa 70-80 Km; Castanhal è più ridotta, avrà tra i 100 e i 150 mila abitanti, ed è la città che dà il nome alla diocesi presso cui io svolgo il mio servizio; una diocesi che ha pochi anni di vita, circa 6. Dall’Italia al Brasile, al Parà, a Castanhal, al Km 7 o "congiunto San Carlo Borromeo" che è il luogo dove abito. 


La storia di questo luogo è molto particolare: si chiama in questo modo perché dista 7 Km da Castanhal; ha pochi anni di vita e le persone che abitano qui, più o meno la metà (e sono circa 120 famiglie), in origine abitavano in un terreno "invaso". Nella regione dove mi trovo, qualche volte capita il fenomeno delle "invasioni": della gente povera invade un terreno. Ci sono dei latifondisti che hanno dei terreni sterminati e le persone povere invadono questi terreni e iniziano a costruire una baracca, una casetta e così via. Purtroppo c’è gente che si approfitta: invadono un terreno, costruiscono una casa, la vendono e prendono dei soldi. Spesso, perlomeno lì dove mi trovo, dicono che il comune tenta di mediare con il proprietario del terreno per non mandare via la gente, semplicemente comprando il terreno e in qualche modo facendolo pagare a rate.
La storia di questo congiunto nasce quando queste persone, la maggior parte perché alcuni han già cambiato casa, avevano invaso un terreno che apparteneva ad alcuni religiosi. Questi religiosi avevano tentato di iniziare un’azione giudiziaria e di espellere questa gente; il vescovo ha tentato una mediazione ma la storia, sentita raccontare dalla gente, è molto drammatica perché si sono svegliati al mattino molto presto circondati dalla cavalleria dell’esercito che ha distrutto tutto in un istante; questa gente si è trovata senza casa e senza niente. Allora il vescovo ha deciso di ospitare queste persone sulle fondamenta della cattedrale che stavano costruendo e là sono rimasti 11 mesi. In quel frangente padre Mario Antonelli, prete di Milano che abitava in casa del vescovo, ha iniziato a visitare questa gente e quando la diocesi, che si è fatta mediatrice con il comune e con la banca locale, ha costruito questo congiunto, padre Mario si è trasferito e ha iniziato ad abitare con questa gente. Padre Mario era anche lui un prete del seminario ed è così che è nata la mia storia: quando lui è tornato in Italia, hanno chiesto se qualcuno era disposto a prendere il suo posto, sia come insegnante, innanzitutto, sia come formatore nella diocesi.
Dopo aver passato alcuni mesi in casa del vescovo, io ho scelto di abitare nello stesso posto perché non volevo ripetere in Brasile la stessa esperienza che già avevo fatto in Italia abitando in un seminario, un ambiente "protetto" dal punto di vista religioso, ma volevo vivere con le persone più semplici, le persone del popolo. Attraverso la mediazione proprio di padre Mario, ho potuto iniziare a vivere in questo luogo. Dopo un anno sento che non avrei difficoltà ad accettare di vivere in qualsiasi luogo, senza conoscere nessuno; appena arrivato, un anno fa, non era così semplice. Così come ho scritto, la mia sensazione (che era solo mia) era di essere un intruso in un luogo d’altri per cui il fatto di poter abitare nello stesso luogo dove ha abitato padre Mario mi ha aiutato molto. 

Le immagini che adesso vediamo sono di questo luogo: questa è la via dove io abito, in fondo a destra, quella di prima era il centro del congiunto, questo è il retro della mia casa e questo è il davanti. 

Io ho comprato la casa e ho fatto costruire un garage perché ho comprato anche la macchina, indispensabile per potersi spostare. Naturalmente per costruire una casa, una stanza o un garage non servono permessi di nessun tipo, basta farlo e lo si fa. 

Questo è l’interno: volevo farvi vedere una casa di 36 metri quadrati con una stanza, un letto e una cucina piccolina, più un’altra stanza che io ho adibito ad accogliere eventuali ospiti. La casa è piccola, ma ci sono famiglie anche di 8 – 10 persone che abitano nella stessa casa, condividendo gli stessi spazi. 

Questi sono il davanti e il lato della mia casa: è interessante questa foto perché lì, come in molti luoghi, appena ci si allontana dal centro della città, la strada è in terra battuta e quando piove, come in questo caso, si trasforma in un fiume, letteralmente un fiume, e bisogna solo aspettare che passi la pioggia.

Quello che vi ho detto è solo un’introduzione per dirvi dove mi trovo e il mio punto di vista: lo stato del Parà, capitale Belem, città di Castanhal, Km 7, congiunto di circa 100-120 persone che si sono trasferite in questo luogo dopo che ci sono stati questa invasione e questo episodio drammatico che ha sconvolto la diocesi perché, se da un lato questa gente povera aveva invaso un terreno, dall’altro lato erano dei religiosi che li avevano cacciati fuori casa distruggendo tutto. Allora il vescovo si è fatto carico di questa gente.

Adesso vorrei entrare in merito di alcuni aspetti forse più interessanti: il primo è la chiesa, il secondo, come vi dicevo, alcuni aspetti della vita al Km 7, e il terzo aspetto è l’idea di missione che in questi anni ho maturato. 

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