2 gennaio 2013 - Testimonianza don Davide 2/3

Pubblicato il 27 gennaio 2013 

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La chiesa
A proposito della chiesa vorrei cominciare però facendo ascoltare un canto: 



Questo canto è una delle prime cose che mi hanno colpito perché è un canto che qualche volta ho ascoltato, ho visto cantare e abbiamo cantato all’inizio della Messa. Immaginatevi di cominciare la Messa con un canto del genere: "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" e tutti che cantano e iniziano a fare i gesti e poi, sulla parte finale, tutti battono le mani. È una cosa che, fin dall’inizio, mi ha colpito molto perché, immaginatevi di iniziare la Messa con un canto del genere! Non tutte le comunità sono attrezzate per cantare in questo modo con gli strumenti musicali, ma se una parrocchia è attrezzata per farlo, può succedere che si inizi la Messa con un canto come questo, coinvolgente fin da subito. Tutti i canti sono accompagnati spesso dal battito delle mani o dai gesti e c’è una certa vivacità.
Dunque: la Chiesa. La diocesi di Castanhal e le diocesi del nord del Brasile sono formate da diverse parrocchie e tutte le parrocchie sono formate da diverse comunità. Io ho sorriso quando ho pensato alla nostra Comunità Pastorale che è formata da quattro parrocchie, là è il contrario: una parrocchia e tante comunità. Quante comunità? Possono essere 100, 120, distanti anche 100 km dalla chiesa parrocchia. Quanti parroci, quanti preti? Uno! Ci sono quindi comunità che hanno la possibilità di ricevere il sacerdote e celebrare l’Eucarestia una volta al mese a dir tanto, ci sono comunità che, invece, ricevono la possibilità di celebrare la Messa una volta l’anno. È spesso dovuto anche alle difficoltà di accesso: quando capita il periodo delle piogge, le strade diventano meno percorribili e diventa più difficile raggiungerle.
Io ho celebrato all’inizio di dicembre la Messa in una comunità che, mi dicevano, la Messa precedente l’avevano celebrata il gennaio dell’anno scorso. Questo dice che diventa importante la figura dei coordinatori, dei laici o dei diaconi quando ci sono, ma non è facile ritrovarsi e coordinarsi. Devo dire che dal nostro punto di vista, la nostra esperienza di Comunità Pastorale mi ha aiutato ad entrare immediatamente in questo ordine di idee.

La fede
Un altro aspetto che colpisce fin da subito di questo popolo è la fede che è molto semplice, ma non per questo meno autentica, anzi, è molto semplice ma molto reale e concreta. Una fede che potremmo riassumere così: tutto quello che capita nella vita di buono, certamente è Dio. Io mi sono accorto che noi usiamo il più delle volte l’espressione "per fortuna" (per esempio: "Sono tornato presto dal lavoro: per fortuna, perché volevo partecipare all’incontro"). Se noi dovessimo tradurre in portoghese questa frase, non potremmo utilizzare l’espressione "per fortuna", non funzionerebbe; l’espressione è "graças a Deus", "grazie a Dio". Certo diventa un’espressione linguistica per cui è quasi un modo di dire, non è che uno ci pensa, ma "grazie a Dio": una cosa è andata bene non "per fortuna". E tutto quello che accade di buono, appunto, è Dio. In questi giorni ho ascoltato la notizia di un bambino piccolo, di 11 mesi, che è caduto in un secchio in casa a Rio de Janeiro e ha rischiato di morire soffocato: hanno chiamato i pompieri, uno di loro ha preso una biro, ha tolto la cannuccia, l’ha messa in bocca al bambino, ha soffiato e aspirato ed è riuscito a rimettere in movimento il respiro, l’hanno portato all’ospedale e si è salvato. Quando li hanno intervistati, i genitori hanno detto: "È un miracolo!". È interessante perché io ho avuto la sensazione che noi, soprattutto, cogliamo le cose che non funzionano e ce la prendiamo con Dio, capita di dire: "Perché è successa questa cosa proprio a me?". Là sembra che, anche se tutto è difficile, appena c’è una cosa buona è grazie a Dio. Anche il linguaggio è pieno di queste espressioni religiose perché se Dio esiste, è concreto, è reale, è percepibile, è tangibile, quindi lo vedo.
Io ho la percezione di far fatica quando parlo al popolo, alla gente semplice, perché il nostro modo di parlare è sempre un po’ concettuale, astratto, intellettuale; per loro bisogna semplificare molto il discorso, deve essere molto più concreto. Dietro ad una parola ci deve essere una realtà, così dietro alla parola "Dio" ci deve essere una realtà, con certezza e sicuramente. Se Dio esiste ed è così concreto, lo vedo, e se lo vedo lo spiego e lo manifesto. È per questo che di Dio si parla, la parola è dentro al linguaggio, ma lo si scrive dappertutto: sulle macchine "regalo di Dio", sugli autobus comunali frasi di un santo, sulle magliette (immaginate un giovane o una persona con una maglietta con su il volto o una statua della Madonna). Gli uomini che partecipano al gruppo del rosario degli uomini hanno una maglietta con scritto: "rosario degli uomini". C’è questo senso di appartenenza che si esprime anche nell’usare una camicetta o una maglietta. Tutto diventa un’appartenenza e quindi la si esprime senza quel senso di vergogna che noi abbiamo e senza quel senso di polemica e di critica che noi avvertiamo quando, per esempio, si discute se mettere o no, se è un’offesa o no, il crocifisso nelle aule. Dio esiste, certo che esiste, non c’è dubbio che esiste: lo sento e lo vedo, lo manifesto e lo esprimo. Per dirvi la differenza rispetto alla nostra cultura: quando io sono arrivato a Castanhal ho visto la cattedrale. Il vescovo, don Carlos, è un bresciano che è in Brasile da trent’anni e ha costruito questa cattedrale che è moderna e molto bella. Ebbene, quando sono arrivato ho pensato: "Sarà il caso di costruire una chiesa del genere con tutte le esigenze della gente?". Devo dire che sulla bocca dei brasiliani non ho mai sentito una critica nei confronti della cattedrale, anzi, l’orgoglio per avere una chiesa come espressione della fede in Dio.
Vi dicevo di questa presenza di Dio che si manifesta sulle magliette, sulle auto, sulle insegne dei negozi, ma non posso dimenticare la musica! Ci sono dei gruppi che cantano musica religiosa: così come noi abbiamo i cantautori, loro hanno cantautori e cantautrici di musica religiosa che riempiono gli stadi. A volte sono dei preti, ma non necessariamente, e questa musica può essere utilizzata anche nella liturgia. Vorrei farvi sentire, a proposito, un’altra canzone che ho ascoltato diverse volte e che effettivamente dà l’idea di una partecipazione corale, come se si fosse in un concerto di musica leggera.



Ecco, immaginate un canto di offertorio cantato così. Non è che sia sempre è così, ho detto, ma nelle comunità più organizzate, dove c’è qualcuno che suona e canta, può venire fuori qualcosa del genere. Sono interessanti poi le espressioni della religione: la benedizione, i sacramenti, le novene, le processioni, quegli aspetti che per noi sono un po’ più tradizionali, che un po’ noi giovani "snobbiamo" perché ci sembrano espressioni del passato.
La processione in Brasile è una delle espressioni religiose più apprezzate: ce n’è una famosissima a Belem, una processione che raccoglie milioni di persone, ma di cui non voglio parlarvi perché io personalmente non l’ho vista. C’è invece un pellegrinaggio che si è svolto a Castanhal, cui ho partecipato, e che effettivamente raccoglie molta gente. Il mio vescovo dice che, se devi fare un’iniziativa in Brasile, devi inventarti una camminata. La gente va, prega, parla, canta, si saluta, ma intanto cammina per kilometri.
Sono espressioni di fede più tradizionali, che dal nostro punto di vista sono più descrivibili come qualcosa di sacro, ma una delle difficoltà e delle attenzioni che dobbiamo cercare di avere quando entriamo in una cultura diversa è sapere che non possiamo comprenderla e quindi non dobbiamo giudicare secondo le nostre categorie. Dicevo, vicini al mistero del sacro nel senso che il sacro, se ti raggiunge, efficacemente, comporta un beneficio; questo potrebbe avvicinarsi al concetto di superstizione e di magia, ma credo che siano categorie che non dobbiamo utilizzare con facilità. Però è interessante che quando passa nella processione l’immagine o la statua della Madonna, la sensazione è che passi davvero la Madonna: l’atteggiamento della gente è così affezionato e coinvolgente, sono portati ad avvicinarsi e a toccare, che viene da pensare che questa gente non stia vedendo un’immagine, ma Nostra Signora la Madonna. È facile, dopo la Messa, vedere gente in ginocchio con la mano sul tabernacolo perché, se Dio esiste, io lo tocco e questo mi fa bene.
La benedizione nelle novene si fa con un ramoscello o con un ramo e un catino d’acqua e non è il nostro aspersorio, ma devi proprio intingere e "lavare" queste persone che si dispongono a prendere l’acqua benedetta. Noi potremmo sorridere di fronte a queste cose, ma io la penso così: se la benedizione è reale, se Dio sta benedicendo la mia vita, come me ne accorgo? Me ne accorgo anche perché l’acqua mi raggiunge, mi tocca, qualcosa mi viene addosso e dunque è una sensazione molto concreta. Uno dei giovani con cui andrò a Rio de Janeiro, quando abbiamo iniziato i lavori, mi ha detto - Sai, ho incontrato uno che non partecipa ai nostri incontri e mi ha detto: "a cosa serve tutto questo lavoro per andare a vedere il Papa?" - e lui, sapete cosa gli ha risposto? – Ma come, con tutto quello che fa Dio per noi! – Come per dire, con tutto quell che Dio fa per noi, andare dal papa è il minimo! Ma l’incontro con il Papa diventa un’esperienza così forte che è l’incontro con Dio, non perché il Papa sia Dio, ma perché lì realmente faccio esperienza di Dio.
Questo un po’ sulla fede, sulla religione, poi se ci sono domande possono venire in mente altre cose.

Vediamo qualche foto, sono quelle della processione. 

Si vede l’esterno della cattedrale durante la Messa, poi tutta la gente, una vecchia locomotiva usata per portare la statua di Nostra Signora in processione, la fiumana di gente, alcuni che si sono costruiti un palchetto con della musica per suonare e rendere omaggio. Poi ci sono le case di polistirolo che queste persone portano sulla testa: indicano una forma di ringraziamento perché queste persone sono riuscite a comprare una casa o sono riuscite a pagarla. Oppure ha ricevuto una casa dalle liste comunali e deve ancora pagarla a rate. La cosa interessante è che, se hanno ricevuto una casa, gliel’ha data Dio e quindi vanno in processione con la casettina finta per dire grazie, perché tutto quello che ricevo di buono viene da Lui. Durante la processione ci sono tante altre persone che ringraziano per un dono che hanno ricevuto durante l’anno. 

Qui vedete dei cartelloni pubblicitari di dimensioni gigantesche che, in questo caso, rendono omaggio alla Madonna. Questi manifesti si vedono anche in altri luoghi e in tutto il periodo dell’anno! 


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