Pensieri in libertà 6

8 marzo 2013
Una mimosa per l'8 marzo 

Negli anni '70 l'8 marzo era molto più sentito. Erano gli anni del post contestazione e il movimento femminista si faceva molto sentire.
Nei nostri ambienti cattolici questa ricorrenza era guardata con un po' di sospetto e del resto chi sfoggiava una mimosa lo faceva spesso con piglio anticlericale.
Poi il silenzio. Sembra che negli ultimi anni, a parte qualche lodevole sforzo di legge, non si sia più parlato della questione femminile. La mimosa è diventata per molti un po' come il cioccolato di San Valentino: un gesto romantico e spesso commerciale.
Mi piacerebbe invece offrire una mimosa di riflessione. 

Troppe donne soffrono ancora e se in Italia nel 2012 ci sono stati 120 femminicidi il problema esiste. Esiste ed è nazionale: la percentuale degli assassini di origine straniera è troppo piccola per definire tale questione una questione d'incontro/scontro tra culture diverse. La stragrande maggioranza di chi ha ucciso una donna è italianissima e questo basti ad escludere ogni tipo di discorso che inevitabilmente porta ad odio razziale.
In più si deve dire che la maggioranza di questi omicidi si è compiuta all'interno delle mura domestiche e i cattivi protagonisti erano persone intime delle donne colpite (marito, fidanzato, ex compagno, parenti,...).
Se questo è il dato, io non voglio esprimere un parere autorevole sulla questione ma visto che mi è capitato di vivere da vicino questa problematica e so di molte donne che soffrono, un pensiero in libertà lo faccio serenamente. 

Da piccolo mi è stata insegnata una frase che allora mi faceva ridere e che invece oggi è di straordinaria attualità: "Le donne non si toccano neanche con un fiore!".
Ora, non conosco l'origine di questo detto ma mi ricordo che se davi un pizzicotto alla tua compagna delle elementari persino la bidella si sentiva autorizzata a richiamarti con questa frase: "Le donne non si toccano neanche con un fiore!". E così anche alle medie. Poi questa cosa è scomparsa perché forse sembrava discriminatoria. Ci veniva suggerito da più parti che ora bisognava parlare di parità tra maschi e femmine.
E la cosa mi sembrava, come ora, più che sacrosanta.
La parità dei diritti tra uomo e donna è ancora una battaglia aperta e quanto mai importante. Però vorrei sottolineare anche un altro aspetto. Come ci sono i numeri pari ci sono anche i numeri dispari. È pari e dispari che ci permette di contare all'infinito; ciò che è pari deve andare insieme a ciò che è dispari perché, se cancello l'uno o l'altro, ...smetto di contare e l'infinito è irraggiungibile.
La parità è una gran cosa ma forse abbiamo perso la diversità che la donna ha da noi: la sua disparità interiore coinvolgente e affascinante.
C'è una forza fisica della donna che spesso è inferiore alla brutalità di alcuni maschi e di questa disparità dobbiamo tenerne conto. E proteggere.
C'è una capacità di perdono e di tolleranza della donna rispetto al maschio di cui dobbiamo tenere conto: spesso una donna presa a schiaffi o ferita nell'intimo ha ancora l'assurda forza di dare un'altra possibilità ("è il padre dei miei figli"; "in fondo lo amo ancora", "magari ora cambia!"...e frasi così). Coraggio che diventa martirio.
Ci sono delle disparità che sono ricchezza: dove sarebbe la tenerezza nel mondo se non ci fossero le donne? Quale dolcezza esprimerebbe l'umanità senza la sensibilità femminile? Quale intelligenza alternativa avremmo nelle decisioni se non ci fosse uno sguardo diverso da quello maschile?
La parità, lo ribadisco, è fattore sacrosanto. Ma salvaguardiamo anche questa benedetta disparità che è la diversità ricchissima e splendida tra uomo e donna. 

Da maschio che spesso rischia di essere superficiale e troppo risoluto nelle questioni sento il bisogno di avere accanto delle persone che mi aiutano a gustare la complessità e la profondità della vita. Quando questo è accaduto in passato, nella maggioranza dei casi, erano donne.
E della donna abbiamo bisogno. Non solo del corpo che vediamo: ella ha un cervello e un cuore.
Sono cristiano e appartengo ad una religione che come riferimento massimo, dopo Dio, ha una donna. Si chiama Maria.
E non mi sembra che sia stata irrilevante. Anzi, fondamentale!
Se Dio ha trattato così le donne... beh si apre una bella riflessione.
E se anche "Le donne non si toccano neanche con un fiore" tale riflessione sia una bella mimosa che arrivi a tutte e a tutti.
ciao
don Luca 


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