Pensieri in libertà 7

28 marzo 2013
Pasqua 2013 - Giovedì Santo

Agli amici

Oggi, come ho ripreso a fare da qualche anno, sono andato con don Maurizio in Duomo a celebrare la messa crismale con il mio vescovo e centinaia di confratelli.
Abbiamo risposto "Lo voglio" al rinnovo delle nostre promesse sacerdotali che si rinfrescano proprio nel giorno nel quale, istituendo l'Eucaristia, Gesù ha inventato i preti.
È un giorno che noi preti sentiamo molto ed è anche una bellissima occasione per rivedere un sacco di amici conosciuti negli anni del seminario e nelle varie parrocchie della diocesi.
Al ritorno abbiamo caricato in macchina don Bangaly e don Paolo per raggiungere il posto dove continuare la festa a tavola, insieme.
Sul posto c'era già don Fiorino perché è a lui che spetta la scelta del posto (e stai sicuro perché sulla scelta del posto don Fiorino è dotato d'infallibilità!).
A me, come parroco, toccava il conto. Arriva la cameriera e ci dice che la mamma di una bambina che era lì ha pagato al posto nostro. E allora incomincio a pensare che in questa, come in mille altre occasioni, noi preti siamo proprio privilegiati.
Già, la gente vuole bene ai suoi preti e noi siamo oggetto di piccole e grandi tenerezze a non finire.
Questo mi ha fatto fare una riflessione ancora più profonda.
Se siamo preti è proprio perché siamo stati colti da uno sguardo privilegiato.
Io non riuscirei a spiegare il perché sono diventato prete; potrei fare un elenco di cose che ho sentito dentro, di esperienze che mi hanno affascinato, di persone incontrate che mi hanno condotto a fare questa scelta.
Ma alla domanda: "Perché proprio a me?" Io non so rispondere.
C'è stato uno sguardo che sento come privilegio. Privilegio non cercato e tantomeno meritato, anzi! Eppure so che è capitato a me.
Mi è capitato di essere chiamato ad avere il Signore tra le mani, ad annunziare la sua Parola, a dare un perdono che mi supera continuamente, a dialogare per creare la comunione tra le persone.
A me è capitato questo privilegio e, come un bambino che si trova un regalo che mai e poi mai si aspettava, ...riesco a balbettare al Signore, oggi, solo una parola: grazie! 

"Grazie" perché anche dentro lo scorrere logorante dei giorni, la mia quotidianità è attraversata da Te, Signore.
Grazie perché quando mi vesto per la messa sento di essere un povero uomo al quale è capitata una cosa straordinaria.
Grazie perché quando parlo di te, riesco sempre ad entusiasmarmi.
Grazie perché quando ascolto qualcuno che si confessa capisco di essere strumento di una misericordia straordinaria che si vede nei miei occhi, che usa la mia voce, che abbraccia con le mie mani.
Grazie perché anche dentro il dolore di tanta gente che vuole parole di consolazione riesco a stare lì e zitto, mentre ancora mi commuovo.
Grazie perché mi fai accontentare del sorriso di un bambino, dello sguardo fiducioso di un adolescente che cerca riferimento, della fiducia di un giovane, delle confidenze di adulti, della saggezza preziosa dei vecchi.
Grazie perché chi è malato e sofferente mi aspetta come si aspetta un amico speciale, che porta al suo letto e al suo problema l'attenzione della Chiesa.
Grazie per questo e... per molto altro che c'è stato, c'è e, ne sono certo, ci sarà ancora.
Ma grazie perché senza di te, Signore, io non sarei niente. Con Te sono me stesso.
Ma grazie anche, Signore, a loro, alla mia gente, a quello che è il tuo popolo.
Anche senza di loro io non sarei niente. Con loro sono me stesso. 

Questa mattina papa Francesco ha detto ai preti:
"Questo vi chiedo di essere: pastori con addosso l'odore delle pecore".
Allora , Signore... annusami.
Se non mi senti addosso l'odore delle mie pecore buttami in mezzo a loro.
Fa' che non mi stanchi di stare in mezzo a loro.
E aiutami a stare in mezzo a loro con l'unica notizia buona che posso dargli: che hai vinto la morte, sei il Risorto e che il tuo amore per loro non mancherà mai.
E aiutami a non far mancare il mio.

Buona e Santa Pasqua!
don Luca 


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