Pensieri in libertà 10

17 aprile 2014
Giovedì Santo

Pasqua 2014, agli amici

Stamane ancora in Duomo.
Il Giovedì Santo, giorno nel quale Gesù istituendo l'Eucaristia ha inventato "i suoi"preti, ci siamo radunati con il nostro Vescovo a rinnovare le promesse sacerdotali.
"Volete rinnovare le promesse fatte al momento dell'ordinazione?".
"Volete unirvi intimamente al Signore Gesù?".
Volete essere dispensatori dei misteri di Dio...lasciandovi guidare non da interessi umani, ma dall'amore per i vostri fratelli?".
"Lo voglio": così abbiamo risposto tre volte. "Lo voglio" ho detto pure io.
Ma quante volte la mia volontà è debole rispetto a queste promesse?
Quante volte, pure io, come tanti miei fratelli e sorelle sposati, faccio fatica a mantenere la freschezza di ciò che ho promesso?
Già, non basta essere preti per dire di essere gioiosamente fedeli ad una missione ricevuta. Occorre che la promessa sia sorretta da un entusiasmo sincero e fecondo.
Oggi mi sono confessato e ho consegnato ad un altro fratello le mie povertà, le mie fragilità vergognose e la mia incapacità di essere quello che dovrei.
E allora che senso ha dire ancora "Lo voglio"?
Ha il senso di sentirsi dentro una storia più grande di me.
La storia di Giuda, chiamato ad essere uno dei dodici e, proprio lui, ad essere colui che tradisce.
La storia di Pietro, anche lui traditore quanto Giuda e con l'aggravante di essere colui al quale Gesù aveva dato il massimo della fiducia con l'autorità sugli altri.
La storia di Pietro, Giacomo e Giovanni, che davanti all'Amico che ha paura e chiede compagnia nell'orto degli ulivi, si addormentano e non sono capaci di vegliare un'ora con Lui.
La storia di Pilato che se ne lava le mani.
La storia di tanta gente che gridava "Osanna" ieri e che oggi grida "Crocifiggilo".
La storia di Simone di Cirene che se ne va per i fatti suoi ed è costretto a prendersi sulle spalle la croce di Quel condannato.
La storia di un ladro che non capisce e che grida la sua disperazione: "Salva te stesso e anche noi".
In queste storie c'è una parte di me: ci sono le mie infedeltà, le mie paure, la mia pigrizia, il mio lavarmi le mani e allontanare le responsabilità, i miei facili entusiasmi nelle gioie e la mia incapacità di donare speranza nelle difficoltà, il sentirmi costretto ad un ruolo, le mie incapacità di comprendere una logica d'amore che mi chiama ad essere segno di Qualcun Altro.
Già, in questa Pasqua mi sento così, interprete di tante storie di quella Pasqua.
E sono qui, Signore, a mendicare davanti a Te.
A chiederti di farmi vivere le altre storie che hanno circondato di grandezza la tua Pasqua.
La storia di Pietro che piange sul suo peccato.
La storia di Veronica che ti avvolge di tenerezza.
La storia del ladro che sulla croce si affida a Te.
La storia di Maria, tua madre, che sotto la croce accoglie altri figli e fratelli e sorelle.
La mia storia, Signore, la mia vita,... ho bisogno che la racconti tu.
Se la racconto io balbetto poche parole confuse e soprattutto molte azioni dove sono pieno di me e basta. Invece le storie belle della tua Pasqua m'insegnano che anche le mie fragilità e povertà possono diventare un dono stupendo per te e per gli altri.
Tutto ciò che sono, e che siamo, se affidato a Te diventa spettacolo!

Ecco perché ha senso dire ancora "Lo voglio".
"Voglio", in barba al male, volere bene. E basta.
"Voglio" riconoscere che non sono padrone di niente perché ho ricevuto tutto in dono.
"Voglio" stupirmi ancora di essere chiamato qualcosa che non ha eguali negli affetti, nei sentimenti e nella libertà, con nessuna altra storia.
"Lo voglio", Signore e scusa ma "Voglio" che la tua grazia avvolga tutti.
Che ogni uomo e donna che incontro abbia la gioia di sperimentare quanto è bello essere amati da Te, così, teneramente e intensamente.
Aiutami, aiutaci, Signore a stupirci sempre e da capo di avere un Dio come Te, Amico dei peccatori, innamorato di noi a partire dalle nostre fragilità.
Signore, con la pietra del sepolcro fai rotolare via dal nostro intimo tutte le nostre resistenze a concederci a Te.
Che sia Pasqua di Risurrezione questa e ogni giorno nel quale ci ricorderai quanto ci ami.

Buona e Santa Pasqua,
                              tuo, don Luca

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